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Con mio padre in viaggio

Poesia. Con questa breve silloge ci sembra si realizzi una trilogia familiare: la madre, lo zio e il padre, che qui viene ricordato con versi sentiti e ricchi di metafore. La figura del padre infatti merita un cenno biografico. Nasce in una frazione di Viterbo, San Martino al Cimino, nel 1925, dove poi sarà sepolto nel 2019. Una vita lunga e operosa. Libero professionista a Viterbo e appassionato di saggistica, in particolare di storia moderna e contemporanea. Questi scarni dati però racchiudono una personalità che la poesia definisce in quella dimensione non più soggetta a contingenze terrene.

Qui dunque iniziano le liriche che mostrano il carattere evocativo di una condizione in apparenza definitiva, riuscendo a esprimere l’inesprimibile e nello stesso tempo a comunicarlo. Ovviamente si dovrà tenere conto della escursione fra autore e lettore, ma già possedendo alcuni elementi si può comprendere una tematica che altrimenti potrebbe disperdersi. Per diretta confessione dell’autore la vita insieme è un viaggio, e in tal caso diviene viaggio parallelo, restando a ciascuno la propria identità. Questi irripetibili momenti rientrano nel “libro millenario delle primavere” il cui decorso fluisce nella storia, ma appare ancorato al mito inteso nella sua più ampia accezione. Se anche si profilasse uno scenario fantastico, esso risiede nelle parole, e nel mentre sorge dentro l’immagine per arrivare sino a noi.

Quando il viaggio attraversa determinati paesaggi, si affaccia tra storia e mito una realtà che sembrava perenta, ma esercita ancora un suo fascino riflesso nel presente. Da quel punto si sviluppano figure la cui funzione è cogliere l’infinita serie di sfumature del linguaggio e avvicinarle sempre più a un territorio d’arte in virtù della sua essenza creativa. In tale percorso, che è per sua natura letterario, ci accorgiamo che la regolarità metrica, supporto tecnico di ogni composizione, sfugge per via di mutazioni ritmiche che rendono il procedere più coerente col contenuto. Questa integrazione permette di valutare a fondo l’esito estetico dei testi. Allorché i luoghi si trasformano in presenza assistiamo alla singolare metamorfosi delle strutture linguistiche. D’altronde non potrebbe mancare un riferimento personale. In occasione del primo anniversario della morte del padre, Carlucci si qualifica figlio poeta, e a noi non resta che confermarlo.

La raccolta mostra tuttavia una propensione metafisica, o comunque correlata a uno spirito religioso: “Dio dà ordine al colore del vento”. Con ciò non si nega la forma fisica dell’essere, ma la si traspone su un piano che, sia pur ipotetico, che fa parte della realtà. Verso la fine la versificazione si fa più rapida, e vorremmo suggellare la silloge con questo memorabile verso: “cenere in fiore”.

Recensione
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