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I segreti della diplomazia veneziana.
          Accordi e trattati internazionali dagli archivi della Serenissima

Saggistica. Insieme alla Spagna, la Serenissima è stata la nazione con la diplomazia più attenta, perfino nei momenti di maggior contrasto con i Turchi (come non ricordare la terribile fine di Marco Antonio Bragadin?). E di fatto, essa ha sostenuto l’urto bellico, poiché spesso e volentieri le altre nazioni si sono, come suol dirsi, defilate.

Dopo la caduta di Costantinopoli per la Serenissima si presenta un momento assai delicato. Si tratta di salvaguardare la salvezza e la libertà, principî assai cari ai veneziani, e alla fine il 25 gennaio 1479 viene firmato il trattato di pace con Maometto II. È curioso, e anche tremendo, notare come le carte scritte rappresentino eventi tragici e sofferenze inimmaginabili: difatti, la realtà non può venir sostituita dalle parole. C’è invece un’altra curiosità: il palazzo di Giovanni Dario il negoziatore diverrà maledetto, in seguito a singolari episodi che vi accadono. Già all’epoca esistevano i messaggi cifrati: uno, qui riprodotto a p. 39, è all’apparenza uno spartito musicale, ma in realtà si tratta di un messaggio in cifra dell’imperatore Carlo V. Quando venne eseguito ci si meravigliò di suoni dissonanti che quindi non avevano nulla a che fare con l’esecuzione musicale.

In genere Venezia, forse anche per un quieto vivere, ma soprattutto pensiamo per i rapporti commerciali che aveva in tutto il mondo, mantiene moderazione e neutralità. Il caso, per esempio, di Antonio Foscarini, è emblematico: prima traditore e poi riabilitato. Per i traditori della Serenissima, perlopiù mite nelle condanne ordinarie, le pene erano invece severe, per non dire crudeli.

Purtroppo Venezia perde la sua libertà nel 1797, ma la sua grandezza storica influenza ancora il presente.

Recensione
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