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Il fiore della poesia colombiana d’oggi

Antologia. Dieci poeti disposti in ordine cronologico per anno di nascita, dal 1986 al 1942. Quasi impossibile sintetizzare per ciascuno lo stile e i contenuti, dovendo limitarci a brevi spunti.

“Il mondo finirà prima della poesia” — quasi una dichiarazione di fede (Tania Ganitsky). Diverse le oscillazioni anche formali, ma diminuisce la separazione tra parola e realtà (Fátima Vélez). Più lirica e quindi inserita nella tradizione (Camila Charry Noriega). La tendenza della diversità sul piano intellettuale pare adeguarsi alla forma, ma “se esisti, Dio, è perché ti nomino” (Fredy Yezzed). Forse un sentimento panico in cui la natura trova la sua parte (Winston Morales). “Gli occhi grandi erano il mio partito politico”. Citare Dylan Thomas segnala una traccia (Iván Beltrán). La fantasia spinge oltre la soglia del mistero (Luisa Fernanda Trujillo). Dimostrazione di come anche la semplicità possa intervenire e riprodursi in poesia (Luz Mary Giraldo). La libertà da ogni restrizione tecnica può ritenersi un valore (Álvaro Miranda). Non può mancare il riflesso del mito tradotto secondo le singole culture (Elkin Restrepo). Un panorama certamente variegato e poeticamente ricco. Si tenga conto di quel che riporta il curatore: un massacro che iniziò all’alba del 6 dicembre 1928, provocando la morte di migliaia di contadini e dando origine al terrorismo di stato.

Certi elementi quindi non possono mancare se si affronta una determinata realtà sociale, ed è un miracolo che di fronte a una catena pressoché infinita di delitti e soprusi si riesca a scrivere poesia. Non si può allora che concordare con la più giovane poetessa dell’antologia, Tania Ganitsky: la poesia sopravvive a tutto, fede laica e insieme religiosa, affermazione di una dignità che spesso viene calpestata, ma non vinta.

Recensione
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