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S/van/ar/eggia (Poesie 2016-2019)

Poesia. C’è una distinzione nella raccolta dell’autrice: il modo tecnico di comporre, utilizzando diverse soluzioni di carattere visuale, come il corsivo o il grassetto, e questo evidenzia alcuni tratti che contraddistinguono lo stile. Poi la versificazione verticale che costituisce il testo in cadenze anche visive. In apertura si ha l’impressione di un tempo dei consuntivi, poiché la poetessa si chiede o afferma il senso di una vita.

Ma sùbito ecco lo slancio quasi cosmico e la coscienza di una ‘materia’ che può spiritualizzarsi, riandando all’origine nel percepire la perfezione di un universo che si collega per l’appunto al tempo. Se la concretezza delle immagini fa supporre una sola realtà, già il fatto di scrivere è il sovrapporsi di una identità ‘superiore’ che spiegherebbe il significato delle cose.

È nel passaggio dell’essere – riprendendo qui un’idea di Thomas Mann – che avvengono i mutamenti, come se la ragione potesse a sua vola mutare da quel principio ‘naturale’ da cui tutto proviene. È ben consapevole la poetessa di una società che sembra derogare da un’etica fondamentale, di un mondo sempre sul punto di interrompersi, annullando le speranze di ciascuno.

Il sentimento della morte e di conseguenza la precarietà delle cose umane è però una specie di segmento o introduzione in quegli spazi, forse mentali ma comunque reali, ove le varie possibilità si riuniscono: una promessa cui la poesia fa da tramite.

Recensione
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