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E nella sera un’ombra

 

Teatro. Vi sono popoli attorno ai quali si è creata un’aura di mistero, nel caso gli Etruschi, anche per la loro scrittura per diverso tempo non decifrata. Ma è tale la suggestione che emana da luoghi e oggetti che restano a testimonianza, al punto da suscitare nel presente – in una realtà radicalmente diversa – la più viva emozione. Ben si attaglia quindi la forma teatrale, con personaggi a valenza simbolica (la Morte o l’Oblìo) e il coro in funzione di ‘commento’. La versificazione di questa “azione drammatica in due parti” rivela tratti di intensa poesia quando vi affiorano spazi creativi: “Anch’io sospesa | nel loro fresco riso” (vv. 75-76), innalzando spesso il testo a una spiritualità senza tempo: “Un’estasi mi eleva | alla bellezza di un dio | avvolto di prodigio” (vv. 242-244). Finché si esce dall’incantesimo: “Lascio le luci i suoni la vertigine” (v. 463) di cui resta la fascinosa eco, supportata da eleganti immagini che integrano il testo.

Recensione
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