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Poesia. Su Sylvia Plath e sulla sua breve vita (1932-1963) si potrebbe discutere all’infinito. Una poesia che attinge dalla realtà, ma gli oggetti si ripresentano in luce obliqua, non corporea, e la parola va oltre, molto oltre. Certe intuizioni sono connaturate. Il suicidio è la formula, la decisione infine: non si accetta scacco matto in amore, senza comprendere quanto certi ‘amori’ siano ripugnanti. Lo splendore dell’idea si pone di fronte alla necessità di guastarne la purezza: ‘O raccogliere luminosi frammenti | di Cristo sul muso di animali roditori’ (Mistica). L’acqua, simbolo femminile e grembo che genera, diviene ‘scura’ (Pecora nella nebbia). Liriche sconvolgenti che approdano alla Soglia, scritta sei giorni prima della morte. Anche in poesia la grazia è concessa a pochi, ma ha probabilmente un suo prezzo.

Recensione
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