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L’incantatore e altre prose

Narrativa. Dopo la finis Austriae una specie di ‘frantumazione’ produce i dettagli (cfr. C. Ciardi, p. 31) che sostanziano lo stile di Roth (Schwabenhof, 1894 - Parigi, 1939), almeno per ciò che concerne queste otto splendide prose: i ‘ritratti’ si riflettono per similitudini, come la trasformazione di un mondo irreale o fuori-mondo, che agisce con logiche e modalità proprie, nella oggettività del presente. Ciò che sta dietro, appunto, forse mistero o infanzia di fronte al disincanto (L’incantatore), se la favola, per esempio il paggio di sesso femminile, diviene carne e ossa. L’erotismo dunque nasconde l’artificio, anzi, l’inquietante ‘orrore’ che non si vede (I manichini), ma la spinta erotica sembra poi naufragare in un traslato corporeo, persino letale (come il gas del racconto). Se mai la parola è riuscita a de-finire le cose, lasciandole nel loro alone antico e irripetibile, è certo che con Joseph Roth essa diviene idea, probabilmente implicita nella natura dello scrittore, fino all’astrazione del segno.

Recensione
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