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Avventure di un corpoanima

Pierangela Rossi (Gallarate 1956) vive a Milano, dove svolge attività di critica poetica per il quotidiano Avvenire. Ha pubblicato numerose raccolte e plaquette di poesia.

Avventure di un corpoanima presenta una prefazione di Filippo Ravizza. Il libro è scandito nelle sezioni Conchiglie e Crisolito, nome che designa una pietra preziosa di colore verde giallo.

Quasi tutti i componimenti sono privi di titolo e iniziano con la lettera minuscola. Questi fattori ne accrescono il senso di mistero e di arcana provenienza che si ricollega alla cifra essenziale della poetica della Rossi, già esemplificata attraverso il nome dell’opera. Infatti la poesia di Pierangela è caratterizzata da un approccio alla parola sottesa all’idea della fusione di corpo ed anima che insieme la producono.

Si realizza un felice connubio tra fisicità e misticismo nelle immagini dette sempre con urgenza dalla poetessa, icone che procedono per accumulo, assemblandosi spesso in modo anarchico e vagamente orfico.

Le composizioni del libro sono del tutto antiliriche e anti elegiache e hanno come tema dominante quello dell’amore e dell’erotismo, nel rivolgersi, a volte sensualmente, altre romanticamente, la poeta, ad un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto.

La seconda parte, costituita da nove segmenti numerati, si può considerare tout-court un poemetto amoroso.

Anche la tematica della natura è centrale nella raccolta: sono dette infatti delle specie vegetali in modo vagamente intellettualistico nella sua efficacia. Infatti, in una poesia del 1984 (molte poesie infatti portano la data della loro creazione, che risale agli anni ’80 e ‘90). il muschio morbido, denominato disguido di foreste, è paragonato ad un pensiero attecchito sull’asfalto e, in un’altra, i girasoli sono descritti nella loro ricerca di luce in modo molto particolareggiato, spostandosi secondo quattro punti, quasi come se avessero un corpo umano.

Alcune composizioni sono scritte in lingua francese e riportano la traduzione in italiano e a volte, nel tessuto linguistico di una singola poesia è inserito, sempre al punto esatto, un verso in francese.

Centrale, come si diceva, il dualismo corpo – anima: infatti il fisico viene paragonato a qualcosa di eterno e ad un abito che inelegante ci contiene. Sono dette, a conferma di quanto suddetto le membra che avranno sognato.

Un assunto, quello dell’autrice, che rimanda alle mistiche corporee orientali e a quelle di tutte le religioni e anche l’amplesso viene visto come una doppia dualità tra corpo e anima.

Da notare che i componimenti presentano due tipi di fisionomie: alcuni infatti sono brevi, scabri e suddivisi in strofe, mentre altri, quelli forniti di titolo sono più lunghi e articolati.

Densità metaforica caratterizza l’affabulante discorso di Pierangela che, partendo dall’ideazione centrale, riesce a costruire, con ogni singolo componimento, trame sempre diversificate, avventure che sono il sale della vita in situazioni che riguardano non solo lei ma ciascuno di noi.

Un originalissimo esercizio di conoscenza quello della poeta non privo di una sentita religiosità e del senso del bene e del male.

Recensione
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