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Il colore dei giorni

Anna Magnavaca, l’autrice del presente testo, è nata a La Spezia; è inserita in numerose antologie e ha pubblicato molte raccolte di poesia.

Il colore del giorno è preceduto da una nota critica ricca di acribia, di Nazario Pardini intitolata Un succo piuttosto amarognolo di un realismo lirico avvolgente e coinvolgente.

Il testo include anche poesie tratte dalla raccolta Giorni lontani.

La Magnavacca si esprime attraverso una poetica che sviluppa il tema della quotidianità e che ha per cifra dominante una forte chiarezza espressiva, un’esperienza che si situa nell’alveo di una ricerca che ha un fondamento neolirico.

La poeta punta i suoi occhi sulla realtà tout-court che la circonda, per esempio affacciandosi dai balconi e dalle finestre della sua casa o immaginando situazione svariate di persone, uomini, donne e bambini che condividono il suo mondo.

Ad un primo livello di lettura sembrerebbe che Anna sviluppi una linea espressiva connotata da un indiscutibile minimalismo, mettendo in versi situazioni tipiche della realtà di ogni giorno, come un pittore, dall’ottima tecnica, che dipinga paesaggi e interni, mettendone in luce tutti i particolari in modo minuzioso e metodico.

Scavando più a fondo constatiamo che il discorso, il poiein dell’autrice, è più complesso e che il mondo circostante viene filtrato attraverso un suo occhio interiore, tramite la sua forte sensibilità, che mette in luce, tramite l’introspezione, aspetti psicologici dei personaggi messi in scena, dei quali coglie l’interiorità, tramite una fine acutezza psicologica.

Poetica dello sguardo, quindi, ma che sottende un forte grado di rielaborazione.

Nitore, luminosità, leggerezza, precisione e velocità nel dettato della Magnavacca, che sembra essere alla ricerca, tramite i suoi versi, del vero senso della vita, sia quando viene detto un bambino che piange, sia quando è descritta una coppia di giovani fidanzati nel loro idillio su una panchina, sia quando parla di una donna del suo condominio che ha cambiato appartamento, sia quando descrive la sua dirimpettaia nella semplicissima azione del cucinare.

Quasi tutti i componimenti in Il colore dei giorni sono corposi e articolati e sono spesso costituiti da versi lunghi caratterizzati da un’ottima tenuta.

Non mancano le descrizione idilliache e gli squarci naturalistici, che hanno toni icastici nel captare forme soprattutto vegetali con armonia estrema e grande forza di penetrazione nei minimi particolari.

Ritroviamo l’etimo profondo in Il colore del giorno nei versi esemplari nei quali la poeta dice che la vita va vissuta fino in fondo e che sul suo fondo c’è un tesoro nascosto.

Il suddetto tesoro può essere raggiunto solo attraverso il varco salvifico che la poesia sola sa aprire, divenendo esercizio di conoscenza.

C’è una grande originalità in questa poetica, esito produttivo di un lungo lavoro sulla parola, attraverso le raccolte precedenti.

Recensione
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