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La notte oscura di Maria

La notte oscura di Maria presenta uno scritto introduttivo di Giulio Greco intitolato Il silenzio di Dio e una postfazione di Ivan Fedeli entrambi acuti sensibili e ben centrati.

Come scrive Greco il titolo del poemetto di Giuliano Ladolfi si riferisce al testo di San Giovanni della Croce Notte oscura, in cui il mistico descrive il momento della propria esistenza quando il buio prende il sopravvento sull’esperienza umana e religiosa. In questo lavoro l’autore immagina che in una simile fase sia entrata anche la Madre di Dio nella notte successiva alla crocifissione, morte e sepoltura di Gesù, in un dormiveglia durante il quale i pensieri s’intrecciano, si urtano e si affastellano e non giunge il sonno a concedere riposo e le domande assalgono l’anima angosciata senza possibilità di risposta.

La scrittura di Ladolfi è abbastanza chiara e veicolata da essa viene detta con urgenza la parola di Maria, il suo flusso di coscienza che si fa poesia sublime, affabulante e ricchissima di senso nella sua tensione narrativa nella quale non mancano accensioni e spegnimenti nel netto evadere dalla lingua standard.

E la Vergine Maria, affranta prima della resurrezione, si rivolge a Dio Padre stesso proprio nella sua notte oscura come una creatura fragile e piena di paura e angoscia nel suo avere perso la speranza.

Prima di essere Madre di Dio è una madre come tutte le altre che ha portato un figlio nel grembo, l’ha partorito, cresciuto e allevato e quindi rivela nella sua psicologia i tratti di una madre distrutta dal dolore perché presumibilmente non sa che il suo figlio il terzo giorno risorgerà.

Da notare che la fluidità dell’opera molto compatta e coesa nella sua essenza e nella sua stesura viene raggiunta consapevolmente dall’autore perché le poesie fluiscono come una melodia infinita, in lunga ed ininterrotta sequenza e questo avviene anche perché sono tutte prive di titolo.

È affascinante il lavoro del Nostro nel suo calarsi empaticamente nell’anima di Maria e sa rendere al lettore il pensiero di una donna che sottende tutta la sua rabbia contro il male.

Cristo non ha ancora trionfato nella Resurrezione e Maria è in preda al massimo del dolore proprio per quella spada che le ha trafitto l’anima come era stato profetizzato.

Maria rivolgendosi a Dio gli chiede se anche lei debba salire sulla croce e se lo stesso Dio è afflitto.

È il vangelo riscritto poeticamente quello di Giuliano e formalmente avviene un perfetto controllo nei versi debordanti e controllati nello stesso tempo armonici e densissimi.

Strutturalmente si tratta di un linguaggio intriso ovviamente innanzitutto di misticismo e per l’umanità di Maria di cui si diceva il testo può essere apprezzato anche da un lettore non credente.

Un esercizio di conoscenza attraverso il monologo di Maria prima che il silenzio dell’interlocutore Dio finisca con il Verbo Incarnato nel suo resuscitare e dire Pace a voi!!

Recensione
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