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Nella forma e nel respiro

Attilio Giannoni è nato nel 1948 a Toceno (VB) e risiede a Castelletto Ticino (NO). Ha militato come cantante in diverse formazioni musicali. Nel 1990 vince il premio pubblicazione al concorso di poesia “Monferrato” con la raccolta dal titolo Sul dorso della spiga. Questo libro arriva, dopo anni di esitazioni, ad avere forma e respiro.

Nella forma e nel respiro è una raccolta non scandita e presenta una postfazione di Emanuele Spano ricca di acribia.

Una sensibilità che fluttua tra il concreto e il visionario sembra connotare i componimenti di Giannoni, che sono antilirici e anti elegiaci anche se qualche squarcio di liricità a volte in essi si apre come un’accensione alla quale segue uno spegnimento subitaneo.

Alcune composizioni sono scritte in prima persona mentre altre sono descrittive. Una materia incandescente ma sempre ben controllata sembra permeare i tessuti linguistici del Nostro carichi di densità metaforica e sinestesica.

Eppure c’è chiarezza, insieme a nitore e luminosità, nelle poesie che Attilio ci presenta.

Per le intrinseche diversità dei componimenti, a livello strutturale e contenutistico, Nella forma e nel respiro, può essere letto e considerato come una polifonia, un’opera che esprime a vari livelli le inclinazioni dell’autore, che si realizzano in immagini sempre icastiche e suggestive ben cesellate e modellate, attraverso una parola detta sempre con urgenza, che si apre continuamente a nuovi sentieri e possibilità.

Spesso una suadente e sapiente ironia trapela dalle parole del poeta come nel componimento I capelli nel quale è detta una ragazza dal nome Cinzia che si è tinta i capelli di rosso.

Nell’incipit della suddetta poesia la ragazza cammina con il suo ragazzo che sta a testa bassa mentre Cinzia viene schiaffeggiata da nuovi sguardi.

La nuova tinta della capigliatura della giovane le dà un fascino permeato di trasgressione e si sente oggetto di occhiate e afferma il poeta che domani vedrà strizzate d’occhio e avrà forse sulla pelle le prime lacerazioni del dubbio.

Nel rosso dei capelli il fidanzato vede la possibilità dell’infedeltà e tutto si risolve nel sarcasmo per la scelta della sensuale protagonista di cambiare look e divenire provocante.

Del resto la vena ludica è costante in questi componimenti nella loro multiformità di cui si diceva.

Anche il tema del dolore è affrontato da Giannoni come in Dov’è arido dove è pronunciato l’urlo di dolore del soldato che muore e viene detta anche l’angustia della madre che affonda in tre secondi nella sabbia.

Bella la prima composizione intitolata I camion che pare avere un carattere programmatico. Qui il mezzo viene visto come personificato: per esempio nell’incipit viene affermato che gli stessi camion non passano mai le sere davanti al caminetto e non sono fatti per ascoltare le favole di Karen Blixen.

Con un vago procedimento anaforico in cui la parola camion viene ripetuta in modo cantilenante nella sua efficacia, i mezzi si fanno testimoni di scenari nei quali si situano storie di varia umanità attraverso i tragitti che compiono nel trasportare le loro merci.

Anche il tema amoroso è trattato in Non lasciarmi, toccante composizione nella quale l’io – poetante, da padre, soffre per la figlia diciannovenne lasciata dal fidanzato e dice che la scena diventerà pezzo di film.

Una vena caleidoscopica e avvertita connota la poetica di Giannoni nelle sue forme che sembrano respirare.

Recensione
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