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Dentro e fuori il paesaggio

Il florilegio poetico Dentro e fuori il paesaggio di Antonio Coppola è uno straordinario “dono” in versi che conferma lo status dell’autore quale significativa personalità del mondo letterario e attesta un variegato percorso di ricerca esistenziale frastagliato di pieni e di vuoti, di parole e di silenzi.

L’autore procede liricamente verso l'empireo della pura maestria trasportando il lettore, senza soluzione di continuità, nell’inquietudine sottesa alla calma apparente di questi testi densi di registri, dalla sofferenza al disinganno, dal sogno alla contemplazione, dal ricordo all'incommensurabile.

Coppola armonizza incisivamente pensieri e immagini nel ciclo emotivo e temporale, decanta con saggezza i sovvertimenti delle perdite, coinvolge profondi sentimenti.

Le poesie iniziali della raccolta esprimono l'allarme di una “deflagrazione” che uccide uccelli, erbe, cieli e fa riemergere l’addio alla pace, il “tempo dei fidanzamenti”, quando “non c’erano anime defunte”, né “l’ordinario marciume | sulle strade trasversali della morte” e i “limoni gialli… | luccicavano al sole”.

Immagini scavate nella pietra della memoria incrociano una “terra di passi e meraviglie […] dove alte | volano le aquile a contatto con l’Iddio”, ma “le case attorno | sanno di deportazioni e lutti”.

Wilde e il mistero del visibile: metafore, territori, mitologie, immagini, “fiori del male” sbocciati nell’avvicendarsi degli inesorabili destini a testimoniare tracciati introspettivi.

La bianca illuminazione delle pietre sembra rendere meno funerea la “precipitata bellezza” di un paesaggio carico “di spine avvelenate del dolore”.

L'impatto con le liriche evoca sbigottimenti e chiarori: l’errare in “sospesa leggerezza” lungo strade d’una città disumana, “in un angolo di tram”, e rappresenta il vivere “un viaggio finito”.

Tuttavia riaffiora l’azzurra trasparenza, “… quell’attimo vivo che non si ripete” a sfidare la morte “sulla riga dei tramonti scialbati”, o “nella sonorità insonne delle ore |… in attesa di un paradiso | cui conviene restare ad aspettare”, nonostante i “sogni senza un dove”, l’assenza d’armonia e il “disordine delle stagioni”.

Come interpretare esattamente il senso della silloge? Il poeta indaga se stesso e la realtà circostante alla ricerca di significati e luoghi in cui approdare, per non smarrirsi nel disfacimento terreno dell'esistere. Nel frattempo “il corpo trema” e nella trappola dell’angoscia ritorna l’indifferenza con il suo gelo insieme con l’“inverno che crea una spaccatura | tra città e paesaggio… ”, in una delicata trascendenza.
Recensione
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