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Passive perlustrazioni - Racconti

Forse perché la vita ti riserva sempre strane sorprese e repentini rimescolamenti delle carte mi colpiscono i funamboli personaggio di Velio Carratoni, per lo più figure femminili problematiche, sempre sull’orlo della crisi o delle esasperazioni, immerse nella modernità con tutti i suoi slanci e le sue frustrazioni.

Un mondo al femminile che per tanti anni mi sono illuso di capire e che ora sconsolatamente devo costatare di non avere mai saputo gestire, seppure ho tentato in tutti i modo di stare vicino a quelle repentine impennate e immancabili desolazioni.

Con uno stile costruito perfettamente, asciutto e pungente, l’autore ci immerge in questo mondo di perenne contraddizioni, di slanci ma anche di fobie che è tipico della realtà contemporanea: molte di queste donne sono simili alle mie crudeli amanti e spassionate avventuriere che mi hanno avvelenato per anni la vita, anche se poi sono riuscito a prendere le distanze, ma che nei sogni ritornano beffardamente per invitarmi alla perdizione.

Un mondo di grandi ardori, ma anche di cinismo, di modernità, ma anche di patetica arcaicità, sempre in un rovello che consuma ma conquista: certo c’è molta delicatezza, tanto ardore, ma a volte anche delle scottature, delle esasperazioni che è poi l’arte del sentimento estremo, della comunicazione senza barriere.

Storie anche struggenti e un poco paradossali, ma sempre di ordinaria follia dei nostri giorni, dove bisogna sempre esercitarsi nella pazienza, ma non è mai abbastanza e spesso non serve perché l’imprevisto è dietro l’angolo e ogni bonario proposito immancabilmente salta.

Questi non hanno nulla di diabolico e di perverso come certi miei amori estremi, ma sono di ordinaria crisi vissuta con rigore e con un onda di malinconia, sicuramente con tanta volontà di comprensione perché tutto questo è lo specchio della realtà e della sua schizofrenia.

Forse si cercano proprio amori assurdi per uscire dal grigiore di una vita opaca, da un piattume di consumismo elevato a sistema di vita in un mondo in cui tutto salta: a volte sembra che i personaggi siano ibernati della loro perenne ansia o irrequietezza, come se il mondo fosse imbalsamato, chiuso da schemi prefissati e immobilizzati dal magma che imprigiona ogni gesto, anche se l’estro femminile tenta sempre delle varianti, delle spie d’uscita che vorrebbero essere di rivolta.

Un mondo di consumi e di impacchettamenti mentali, dove la fuga nel sogno e nella normalità sembra impossibile, ma l’autore si diverte a mettere a nudo e alla berlina certi stereotipi del nostro vivere quotidiani, di anime costrette a subire un meccanismo imposto dalla regola della banalità e dall’irrequietezza gestita con molto cinismo.

Un mondo di “anime” smarrite, destinate ad essere inghiottite dal magma delle abitudini imposte di una vita costruita a tavolino e che non riescono a liberarsi della loro nullità, nonostante i migliori propositi: uno specchio del caos e dell’opportunismo che ci circonda che con sapienza Elio Carratoni smaschera, beffandosi delle ipocrisie.

Con un tono divertito, senza patemi e tantomeno proclami si delinea una ordinaria banalità dei nostri quotidiani drammi personali, cercando con un sorriso di esorcizzarli: “Passive perlustrazioni” di un mondo dove “Di corpi ce ne sono sempre troppi. Di pensieri sempre meno”, dove tutto si va appiattendo e sclerotizzando, anche se i guizzi di certe signore che escono dalla regola sembrano vivificare la speranza che un’altra realtà è possibile, subito disattesa.

Forse ogni tanto ci sono ancora degli spazi, ma spesso “Siamo ridotti al crollo, a causa di una natura che non ci è più né amica né matrigna”, ridotti a marionette che recitano la parte insensata di un mondo che si svuota: tra tanti uomini di fumo l’irrequietezza femminile sembra una via d’uscita, ma poi inaspettatamente tutto crolla addosso, perché la vita è sogni e miserie.

Un sottile percorso sapienziale, senza l’illusione di aver afferrato il bandolo della matassa, ma per lo meno nella sofferenza, nella debolezza c’è ancora un po’ di umanità, un poco di verità, perennemente camuffata dalla farsa di figure di fumo e vapori destinati a lasciare un segno in tanta insensatezza del nostro vivere moderno.

Recensione
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