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Dopo quanto ha scritto nel prologo l’autore, penso che sia un’idea, geniale e un po’ fuori dal comune, quella di far sapere subito, ai lettori, l’origine del proprio nome.

E di Paolo Ruffilli apprendiamo che il suo ha radici nell’antica Roma. Così, a puro titolo di curiosità, io dico che anche il mio nome (Flavia) ha origine romana. Un nome che discende dalla patrizia Casa dei Flavi, assurta a dignità imperiale con Flaviano Vespasiano. Lo stesso, ha fatto costruire una strada collegante Trieste a Pola e chiamata Via Flavia. E per aggiungere un’altra cosa relativa all’antica Roma., “biondo”, in latino era detto “flavus”...

Fatta la ‘battuta’, eccomi pronta a parlarvi dei racconti chiusi nel libro Preparativi per la partenza. Sono 18 racconti dichiaratamente immaginari. Eppure hanno la parvenza d’ esser veri, perché i vari personaggi (volutamente inventati e rigorosamente tutti senza nome), protagonisti di questi fantasiosi racconti, venendo a contatto con Paolo Ruffilli e colloquiando con lui, gli raccontano una loro personale storia e spesso, si dilungano nel discorso per parlare di sé in modo più incisivo, cioè esprimendo sentimenti, angosce, problemi di vita. Paolo, che di queste storie ne è l’estroso autore, ne fa una specie di gioco, un incastro di situazioni, qualcosa insomma che rappresenta una sfida all’assurdo. Perché Paolo, obbedendo a indefinibili impulsi, ha voluto creare queste 18 storie soprattutto per raccontarle a sé stesso. Storie sapientemente inventate, quindi, ma che come ho già detto, potrebbero senz’altro essere vere e una dietro l’altra, s’inseguono con ragionata e ben dosata coerenza. Se si guarda poi all’aspetto compositivo, in ogni storia s’incontrano dei moduli prevalenti, sequenze di colloqui (severamente immaginari), continui scambi di temi e forme varie, diversificate apparentemente, perché in fondo prevale in tutte le storie, la personalità dell’autore, la sua volontà, la sua vasta meditazione che si svela, spesso, interamente, nel suo percorso, nei suoi meandri, nei suoi gorghi, nelle sue accensioni.

Tutte le risorse della narrativa trasformate in ampia forma colloquiale, perché Paolo Ruffilli che di queste storie ne è l’estroso autore, si limita a dare i riferimenti relativi all’ambiente in cui vive il suo immaginario personaggio, a descriverne il luogo in cui si trova a colloquiare con lui e le cose che si trovano intorno ad entrambi.

In questo libro, dove la posizione liminale alla quale l’autore si avvia in piena autonomia di decisione, c’è l’interessante costruzione delle trame basata anche sull’uso di vocaboli perfetti.

Essi non sono una sfida, ma sono – soprattutto – una sorta di garanzia, pur essendoci un dominio privilegiato, “un margine”, quello in cui lo scrittore approda senza fratture, passando tra le maglie del discorso corposo “che sa tenere bene” la sua posizione, anche quando per restare nella sua metafora, cola dall’alto o emerge dal profondo. C’è infatti una particolare fascinazione nel grande circolo dei vari racconti. C’è l’universo umano, spesso costretto a difficili metamorfosi.

E c’è la volontà ferrea dell’autore, c’è la sua bravura, tale da lasciare spiragli di contemplazione e di meditazione tra un colloquio e l’altro.

Il libro Preparativi per la partenza si legge d’un fiato, proprio per la particolare attrattiva che hanno i personaggi – completamente diversi fra loro – con l’intreccio interessante e vario delle storie. Diverse anche le nazioni e le città dove queste storie vengono ‘ascoltate’ dell’autore. Unico, solo ed immutabile resta proprio l’autore, cioè Paolo Ruffilli che, scavando nella riserva del suo ‘sapere’ e della sua ‘sbrigliata fantasia’, sceglie l’intreccio più intrigante delle loro storie, sceglie anche la nota indicativa giusta, quella che gli permette di manipolare l’intero ‘whole’ dei racconti a suo piacimento. E ciò che inventa sta in bilico tra una parvenza di realtà e l’affermazione dello stesso scrittore che, candidamente, confessa di essersi servito del suo diritto “d’inventare” e, aggiunge, di essersi anche divertito nel creare personaggi inesistenti. Dotato di naturale talento narrativo ( ed anche poetico), Paolo lavora con trasporto e con entusiasmo, in assoluta libertà di forma e di pensiero. Egli, infatti, accomuna magistralmente quello che ‘potrebbe’ esser vero, con il fantasioso.

Il risultato di questo libro, Preparativi per la partenza, è veramente eccellente. Soprattutto per l’originalità e per la totale assenza di noiosa monotonia. Forse perché questo suo particolare ‘raccontare’, è una botola che si apre verso la cavità psicologica dei personaggi. E Paolo spalanca così le porte ad uno strano discorso narrativo che suggerisce, al lettore attento, il bisogno di porre domande, oltre a dare il piacere della lettura.

Una forte dose di capacità comunicativa e una non comune acutezza di riflessione. Perché leggendo ad uno ad uno questi racconti, si ha l’impressione di assistere ad una rappresentazione teatrale, dato che la pagina su cui è scritta la storia diventa, improvvisamente, una specie di palcoscenico, dove ogni singolo protagonista, guidato dall’astuzia di quel bravo burattinaio che è l’autore che, con vivace intelligenza manovra i fili della vicenda, recita una parte, raccontando un capitolo della sua vita in realtà mai vissuta...

Recensione
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