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Tra i tanti modi di concepire la storia, come azione di eroi e personaggi politici, sviluppo delle Istituzioni, progresso sociale, si è fatto strada, nell’ultimo secolo, l’interesse per i ceti più bassi, fino alla focalizzazione di individui comuni e della loro particolare coscienza degli eventi. Ai documenti degni dell’interpretazione storiografica si affiancano testimonianze umane e vissuti esistenziali, proposti alla diretta sensibilità del lettore.

In questa ottica si colloca la raccolta di lettere e memorie, predisposta da Lucia Beltrame Menini, come insieme di voci dal basso all’interno del teatro della Grande Guerra, voci di soldati dal fronte in comunicazione con le loro famiglie. Si tratta di testimonianze circoscritte ad una zona del Veronese, San Pietro di Morubio, che hanno avuto l’opportunità di emergere dal silenzio di tante generazioni di fronte alla selettività della storia, per la corale fede degli abitanti e la resistenza della loro memoria. Magari la memoria potesse operare con uguale tenacia ovunque c’è stato dell’impegno da salvaguardare e riproporre!

Poche essenziali note dell’autrice sul formato del documento, sul numero delle colonne, immagini delle cartoline, bollo e grafia, precedono le lettere della prima sezione e il diario della seconda sezione del libro, inserendo la raccolta, così ricomposta, tra varie tipologie di scrittura e lettura. Si può cogliere il tracciato dell’azione militare con un percorso nelle zone del fronte, soprattutto nel Diario di un soldato, vera odissea tra i luoghi della guerra, della ritirata e prigionia, nei mostri oltre l’umano della fame e della sofferenza. Si può ricostruire tutta una storia di costume nei reiterati riferimenti alla vita corale, rusticana, morale del paese. Predomina, attraverso la convenzionalità delle formule epistolari, la cronaca intima e quotidiana di gesti e sentimenti, magari semplici e grezzi, per via dell’impaccio linguistico, ma vissuti e intensi. Un filo diretto ed esclusivo riconduce indietro ed oltre il triste presente, costituendo l’immaginario collettivo di tutta una fascia sociale, chiamata alla partecipazione storica con un ingresso così travolgente; tra le righe si dipana, appunto, una comune inquietudine, che è attesa della famiglia, senso di sradicamento, desiderio di reintegrazione in quell’universo contadino, regolato e fecondato dai suoi ritmi naturali, su cui si è abbattuto lo strappo della guerra.

Necessità e difficoltà della comunicazione scritta, talora mera trasposizione del fonema dialettale, rallentano o comprimono il messaggio dello scrittore-soldato, per la prima volta alle prese con parole che non padroneggia e con tutto un codice di cui sente chiaramente la carenza. La raccolta delle lettere, così variegata formalmente, costituisce un interessante documento, su cui possono confrontarsi la curiosa immedesimazione del popolo come lo studio specifico sul versante dei linguaggi. I sentimenti, laddove la comunicazione non si pone come afasico ingorgo, ad esempio nei testi di uno studente nell’accorato esclusivo dialogo con i suoi genitori, traboccano intensamente, traducendosi nella dimensione più meditativa e solida di valori, veri atti di confessione sul passato e prospettive di migliore ordine di vita.

Ciò che preme al lettore è la penetrazione nella coscienza popolare della guerra, dopo le conoscenze già divulgate dalla storiografia della prima Grande Guerra, come confronto di popoli e Nazioni del mondo, esibizione di tecniche, dispiegamento di apparati, sperimentazioni di strategie. Nel soldato al fronte non si ritrova affezione al meccanismo dell’incomprensibile sistema militare, l’esemplare retorica dell’eroe e la superiore sicurezza degli obiettivi, ma la paura dell’uomo davanti all’estremo pericolo, l’anelito ad una pace a lungo desiderata, mentre dignità e senso del dovere attengono a qualcosa che poteva anche chiamarsi Patria, e comunque prendeva l’aspetto di misterioso destino. La guerra emerge, quindi, soprattutto, come campo di condensazione affettiva, recupero di un potenziale umano ed interiore, che uscì rinvigorito proprio dal triste bagno di sangue, depositandosi nei canali della solidarietà e in semplici toccanti testimonianze, capaci di parlare alle società del futuro.

Recensione
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