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Bartoletti

Bruno (Montetiffi di Sogliano al Rubicone 1942), poeta, scrittore e saggista, vive a Sogliano al Rubicone.

Laureatosi nel 1967 in Materie letterarie presso l'Università degli Studi di Genova con una tesi su Giovanni Pascoli, viene nominato nel 1974 assistente ordinario di Letteratura italiana presso l'Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi all'insegnamento negli Istituti tecnici, docente in seguito svolgerà la funzione di preside dal 1981. Presso l'Università d'Aix en Provence ha conseguito il Dottorato di ricerca del terzo ciclo d'Etudes Romanes, nella sezione d'Etudes Italienne, con uno studio sui Miti e simboli in Dino Campana.

Ha pubblicato alcuni libri di poesia: Trasparenze. Frammenti di memorie (1997), Le radici (2000, vincitore di tre primi premi: "La Rocca poesia 1999", Castelnuovo Garfagnana; "Aupi 2000", Milano; e primo premio assoluto nella Rassegna d'arte e letteratura "Omaggio a San Marino 2003"), Parole di ombre (2001), Il tempo dell’attesa (2005, prefazione di A. Brigliadori, postfazione di N. Fattori), Briciole di poesia (2008), Contributi per la Storia della Letteratura Italiana: Il Secondo Novecento (2009, premessa di S. Demarchi), Sparite in silenzio ritrovando il vento delle strade (2012, 2014 e-book).

È presente con nove liriche nell’antologia “Santarcangelo della poesia” (1998), nell’antologia “Poeti nel Mondo” (1998). Sue recensioni e disamina di alcuni testi sono apparse su numerose riviste di settore. È inserito nel “Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ’900” a cura di R. Tommasi e nella “Letteratura italiana contemporanea” a cura di N. Bonifazi e R. Tommasi.  È membro di numerose Accademie Nazionali e ha istituito con l’omonimo Centro Culturale il premio nazionale di poesia “Agostino Venanzio Reali” di Sogliano al Rubicone e l’omonimo premio nazionale di poesia.

Numerosi e qualificati i riconoscimenti conseguiti in concorsi letterari nazionali ed internazionali, con i seguenti primi premi: 1999, “P. Borgognoni”, Pistoia; “La Rocca poesia”, Castelnuovo di Garfagnana; 2000, Aupi, Milano; “G. La Pira”, Pistoia; 2001, “Santa Margherita Ligure-Franco Delpino”, Santa Margherita Ligure; “Oggifuturo” premio internazionale permanente di lettere ed arti; 2002, “Autore 2002”, Torino Fiera del Libro; “Santa Chiara”, Udine; “Le Riviere”, La Spezia; 2003, “Il Golfo”, La Spezia; “Maestrale San Marco - Marengo d’oro", Sestri Levante; “Omaggio a San Marino”, San Marino. Gli sono stati assegnati numerosi altri riconoscimenti nazionali e internazionali (circa un centinaio), ma dal 2005 ha interrotto la sua partecipazione ai concorsi letterari. Partecipa a conferenze di letteratura e a letture di testi poetici dell’otto-novecento.

Oggi, da pensionato, finalmente dà colore al tempo e approfondisce i suoi studi, specialmente nel campo della letteratura e della poesia, una delle poche risorse ancora vive.

In un suo impegnativo lavoro sulla scuola ha scritto: “Ho pubblicato il mio primo libro di poesie Trasparenze. Frammenti di memoria, nel 1997, quando avevo 55 anni, il mio secondo libro, Le Radici, nel 2000, quando ne avevo 58. Se qualcuno volesse chiedermi: “Ma com’è che ci hai messo tanto? Rispondo come rispose alla stessa domanda Frank Mc Court nel suo Ehi, prof! Insegnavo, ecco com’è. E posso aggiungere: Ho poi fatto il preside. Ed è stato ancora peggio, non c’è stato mai tempo di leggere se non quelle impossibili circolari, e tanto meno di scrivere. Solamente che i miei testi - a quelli ne seguirono, a intervalli di cinque anni l’uno dall’altro, altri tre - non ebbero lo stesso successo dei libri di Mc Court. Ecco qual è la differenza. E non è una differenza da poco. Qualche commento, qualche lode strappata o intravista tra le righe, qualche premio, più per accondiscendenza che per valore. Poi nel dimenticatoio”. E ancora: “Tutto quello che so l’ho appreso da studente (grazie ai miei docenti e ai miei maestri di scuola elementare, così importanti come è importante la prima innaffiatura); l’ho completato da insegnante (grazie ai miei studenti) perché l’insegnamento richiede un aggiornamento continuo, anche sotto il profilo del “sapere”; l’ho in parte dimenticato da preside (un pauroso regresso culturale, perché a nessuno importa che il preside sappia o non sappia, se entra o non entra in classe, se arriva la mattina a scuola alle ore 8 o alle 10, quando i problemi sono già scoppiati); ma infine mi sono immerso nel grande mare del sapere da pensionato nella mia «stanza separata», come scrisse Cesare Garboli, grazie agli innumerevoli autori e scrittori e critici e poeti (quelli veri)”.

Sul suo libro di poesia “Le radici” hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti «...mi ha vivamente colpito il suo discorso ampio, profondamente svolto per descrizione, ricordo, passione dei suoi luoghi, delle sue figure, che scava ogni parola. La sua poesia è solenne, tragica.»; S. Demarchi «...il libro inizia e finisce con un originale riferimento a Jonathan che ha scoperto la libertà e la capacità di volo e alla fine del suo peregrinare si affida dolcemente alla morte ... simbolo dell'uomo e della sua avventura terrena che il poeta fa proprio nei ricordi biografici. Colpito in giovane età dalla prematura morte del padre in una miniera, vissuto lontano dalla madre in collegi o ospite da parenti, ha subito la carenza degli affetti familiari. La sua vita ha delle strane analogie con quella del Pascoli e non è senza indicazione il fatto che B. si laureò proprio con una tesi sul poeta romagnolo. ... I riferimenti biografici sono come avvolti da immagini turgide e forti, da metafore, accompagnati da riflessioni profonde nella proustiana ricerca del 'tempo perduto', il tutto espresso in un periodare ampio che conosce l'uso dell'enjanbement nella circolarità del verso, così che il dettato risulta di notevole elevatezza stilistica che dice come l'a. conosca e applichi tutte le tecniche e le figure del fare poetico.»; R. Gambini «...la capacità di strutturare una lirica con assoluta padronanza di mezzi tecnici e espressivi, la varietà di un vocabolario chiaro ed elegante, il ritmo serrato dei versi, la forza di comunicazione del suo fare poetico sono elementi che conferiscono alle composizioni una validità indiscussa, cui si aggiungono sentimenti personali che sanno suggerire riflessioni esistenziali.»; P. Lucarini Poggi «...un dono dell’età matura, che ha perseverato in un’attenta e coraggiosa ricerca di sé. Ecco perché mi ha convinto e commosso questa sua raccolta “Le radici”. Ma non trovo in queste mirabili pagine solo la connotazione della malinconia, vi è anche una diffusa tenerezza, quasi nascosta, o, meglio, non del tutto rivelata, ma subliminale, persistente che scorre come fiume sotterraneo sotto il fluire della scrittura, parallelamente. A momenti, però, sembrano congiungersi i due sentimenti in un miracolo di dolcezza estrema, allora l’esistere si fonda con l’essere, ne balena una sorta di beatitudine, e anche gratitudine.»; A. Pasolino «...appartiene alla corrente dei poeti concettualisti: simbolismo, metafore, riferimenti mitologici, caratterizzano le sue composizioni, dall’alto di una lunga esperienza di vita e frequentazione delle lettere. Il poeta, intimista, esterna il suo tenerissimo amore oltre la vita, con tocchi lievi e struggenti. Quell’amore che unisce l’infinito; e lo fa con strutture linguistiche di estrema semplicità, grandi sentimenti ed emozioni, catalizzatori per versi di valenza lirica che si fa serena ricerca e aspirazione alla trascendenza al provvido divino manzoniano. Sono “scampoli “ di versi di lenta musicalità e stilemi di raffinata eleganza. Il poeta lancia messaggi di valenza morale, dotato di creatività non comune. Innalza un poema al viaggio e al vento della precarietà che soffia sul deserto della precarietà del tempo che ne cancella le impronte.»; U. Perniola «...un inno alla vita, un piccolo poema della speranza, che nasce da un’anima profondamente inquisitiva che si confronta con le sue certezze e incertezze senza subire la tentazione della negazione. Anche la morte non sfugge a questa regola; se mai per assurdo potesse assurgere alla categoria dell’essere, lo potrebbe solo per consolidare la vita; un bel messaggio nel tempo in cui sembra affermarsi l’esatto contrario.»; G. Poli «...specchio di un’urgenza interiore alla quale sembra non bastare la misura del verso… Vedo l’io poetante come un moderno Odisseo, cui la terra non il mare fa da sfondo alle peregrinazioni, il quale sente nel cuore il canto sommesso ma insistente della nostalgia, cioè il desiderio del ritorno.»; R. Tommasi «Significativamente orientato su Pascoli e Campana in sede di saggistica universitaria (doppia laurea e specializzazioni, anche presso l’Ateneo di Aix en Provence), B. è un acuto indagatore di quella mitologia intima che, alla base di certa scrittura, determina le peculiarità di un linguaggio e l’essenza dell’espressione poetica. È quanto si può rilevare in una silloge densa e coraggiosa come Le radici, raccolta di testi che in qualche modo sfugge in parte all’ordinamento di separate testualità per offrirsi in suggerimento di impianto poematico. Presente anche in Antologie (tra cui ‘Poeti nel mondo’, B. ha pubblicato il suo primo libro nel ’97: Trasparenze. Frammenti di memorie. Lo scavante lavoro introspettivo, aperto a soluzioni che infine valicano l’identità del privato, distingue lo sviluppo della poetica dell’autore, il quale, nell’opera di recente uscita, Parole di Ombre, sembra preludere a ulteriori soluzioni tematiche e contenutistiche senza tuttavia staccarsi dall’autenticità delle sue genuine scelte liriche.».

Sulla raccolta “Il tempo dell’attesa” hanno scritto, tra gli altri: G. Lauretano «La quarta pubblicazione di B. manifesta l’impressione di una attenzione volta alle cose che sono smarrite e non si ripresentano, di un travaglio naturale designato alla sconfitta… B. affronta tutta la tradizione poetica, nel modo sinteticamente ed esaurientemente tracciato da Andrea Brigliadori nell’introduzione, da Pascoli a Leopardi, da Montale a Ungaretti a Campana, ma tutte le voci dei grandi poeti amici vengono fuse nel crogiolo di un’espressione che tende all’altezza classica e a fissare classicamente i propri sentimenti, lontano da ogni oscurità ermetistica.»; M. Lenti «La vera vita di B. è l’attesa di ciò che non c’è, non c’è più, anzi la vera vita è il tempo dell’attesa che rende intrigante la sospensione. Attesa (assenza) di che cosa in quei metri classici, piani, narrativi? Delle aspettative non verificatesi, delle atmosfere lontane; degli incontri lontani e distanti dall’oggi; dei sussulti a sé improponibili; dei paesaggi che, pur esistendo ancora, hanno la patina della sofferenza non lo splendore della loro scoperta-rivelazione; delle lanterne appese sul vuoto. Non è facile la poesia di B. perché è attraversata dalla prima pagina all’ultima dallo sfinimento, insito nella larga fessura dell’impossibilità di portare il vissuto nel canale della vita attuale. E poiché ciò ci riguarda da vicino, ci attende al varco del compimento di un giorno, del bilancio – anche non voluto – di gesti, relazioni e situazioni, di futuro oscurato, quella impossibilità fruga tra le costole: può non chiederci ragione del nostro essere ora e qui, ma certamente pesa nel corpo.»; U. Perniola «Dopo Trasparenze. Frammenti di memorie (1997), Le Radici (2000), Parole di ombre (2001), una nuova silloge: Il tempo dell’attesa (2005). Uno sviluppo in progresso a nostro avviso, e per il più maturo impatto esistenziale e per la pregnanza della parola poetica la quale s’avvale prevalentemente dell’endecasillabo, vario nel ritmo e per ciò stesso più armonioso… Non un narcisistico interrogarsi in un insistito silenzio tra perenne ombrosità e consunzione, quello del B., – come si sarebbe tentati a concludere – ma piuttosto un’irruzione dell’io sulle micidiali negatività mondane di cui si ritrova ad assolvere – quanto coscientemente non sappiamo – il ruolo che fu già del giudaico cireneo.»; A.M. Tamburini «Le frequenze lessicali più alte, nella poesia di B., si attestano inequivocabilmente tra ombre e lontananze, soffuse di una malinconia pervasiva e nostalgica, inguaribile, si direbbe, nonostante i maestri, tra i quali la presenza del Pascoli, accanto a Montale Ungaretti e anche Mario Luzi, così assidua, non è dominante – tuttavia – quanto quella di Agostino Venanzio Reali».

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