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Bartoletti
Bruno (Montetiffi di Sogliano al Rubicone 1942), poeta, scrittore e
saggista, vive a Sogliano al Rubicone. Laureatosi nel 1967 in Materie letterarie
presso l'Università degli Studi di Genova con una tesi su Giovanni Pascoli,
viene nominato nel 1973 assistente ordinario di Letteratura italiana presso
l'Università degli Studi di Torino, nomina a cui rinuncia per dedicarsi
all'insegnamento negli Istituti tecnici, doce in seguito svolgerà la funzione
di preside. Si iscrive nel novembre del 1977
all'Università d'Aix en Provence, per conseguire il Dottorato di ricerca del
terzo ciclo d'Etudes Romanes, nella sezione d'Etudes Italienne, con uno studio
sui Miti e simboli in Dino Campana. Ha
pubblicato alcuni libri di poesia: Trasparenze.
Frammenti di memorie (1997), Le radici (2000, vincitore di
tre
primi premi: "La Rocca poesia 1999", Castelnuovo Garfagnana;
"Aupi 2000", Milano; e primo premio
assoluto nella Rassegna d'arte e letteratura "Omaggio a San Marino 2003"), Parole di ombre
(2001), Il tempo dell’attesa (2005,
prefazione di A. Brigliadori, postfazione di N. Fattori),
L’insostenibile leggerezza della memoria (in corso di stampa, con
prefazione di G. Mulas). È presente con nove liriche nell’antologia
“Santarcangelo della poesia” (1998), nell’antologia “Poeti nel Mondo” (1998).
Sue recensioni e disamina di alcuni testi sono apparse su numerose riviste di
settore. È inserito nel “Dizionario ragionato degli scrittori italiani del ’900”
a cura di R. Tommasi e nella “Letteratura italiana contemporanea” a cura di N.
Bonifazi e R. Tommasi. È membro di numerose Accademie Nazionali e ha
istituito con l’omonimo Centro Culturale il premio nazionale di poesia “Agostino
Venanzio Reali”, Sogliano al Rubicone. Numerosi e qualificati i riconoscimenti
conseguiti in concorsi letterari nazionali ed internazionali, con i seguenti
primi premi: 1999, “P. Borgognoni”, Pistoia; “La Rocca poesia”, Castelnuovo di
Garfagnana; 2000, Aupi, Milano; “G. La Pira”, Pistoia; 2001, “Santa Margherita
Ligure-Franco Delpino”, Santa Margherita Ligure; “Oggifuturo” premio
internazionale permanente di lettere ed arti; 2002, “Autore 2002”, Torino Fiera
del Libro; “Santa Chiara”, Udine; “Le Riviere”, La Spezia; 2003, “Il Golfo”, La
Spezia; “Maestrale San Marco - Marengo d’oro", Sestri Levante; “Omaggio a San Marino”, San Marino.
Gli sono stati assegnati numerosi altri riconoscimenti nazionali e
internazionali (circa un centinaio), ma dal 2005 ha interrotto la sua
partecipazione ai concorsi letterari.
Sul suo libro di
poesia “Le radici” hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi
Squarotti «...mi ha vivamente colpito il suo discorso ampio,
profondamente svolto per descrizione, ricordo, passione dei suoi luoghi, delle
sue figure, che scava ogni parola. La sua poesia è solenne, tragica.»;
S. Demarchi «...il libro inizia e finisce
con un originale riferimento a Jonathan che ha scoperto la libertà e la capacità
di volo e alla fine del suo peregrinare si affida dolcemente alla morte ...
simbolo dell'uomo e della sua avventura terrena che il poeta fa proprio nei
ricordi biografici. Colpito in giovane età dalla prematura morte del padre in
una miniera, vissuto lontano dalla madre in collegi o ospite da parenti, ha
subito la carenza degli affetti familiari. La sua vita ha delle strane analogie
con quella del Pascoli e non è senza indicazione il fatto che B. si laureò
proprio con una tesi sul poeta romagnolo. ... I riferimenti biografici sono come
avvolti da immagini turgide e forti, da metafore, accompagnati da riflessioni
profonde nella proustiana ricerca del 'tempo perduto', il tutto espresso in un
periodare ampio che conosce l'uso dell'enjanbement nella circolarità del verso,
così che il dettato risulta di notevole elevatezza stilistica che dice come l'a.
conosca e applichi tutte le tecniche e le figure del fare poetico.»;
R. Gambini «...la capacità di strutturare
una lirica con assoluta padronanza di mezzi tecnici e espressivi, la varietà di
un vocabolario chiaro ed elegante, il ritmo serrato dei versi, la forza di
comunicazione del suo fare poetico sono elementi che conferiscono alle
composizioni una validità indiscussa, cui si aggiungono sentimenti personali che
sanno suggerire riflessioni esistenziali.»; P. Lucarini
Poggi «...un dono
dell’età matura, che ha perseverato in un’attenta e coraggiosa ricerca di sé.
Ecco perché mi ha convinto e commosso questa sua raccolta “Le radici”. Ma
non trovo in queste mirabili pagine solo la connotazione della malinconia, vi è
anche una diffusa tenerezza, quasi nascosta, o, meglio, non del tutto rivelata,
ma subliminale, persistente che scorre come fiume sotterraneo sotto il fluire
della scrittura, parallelamente. A momenti, però, sembrano congiungersi i due
sentimenti in un miracolo di dolcezza estrema, allora l’esistere si fonda con
l’essere, ne balena una sorta di beatitudine, e anche gratitudine.»; A.
Pasolino «...appartiene alla corrente dei poeti concettualisti:
simbolismo, metafore, riferimenti mitologici, caratterizzano le sue
composizioni, dall’alto di una lunga esperienza di vita e frequentazione delle
lettere. Il poeta, intimista, esterna il suo tenerissimo amore oltre la vita,
con tocchi lievi e struggenti. Quell’amore che unisce l’infinito; e lo fa con
strutture linguistiche di estrema semplicità, grandi sentimenti ed emozioni,
catalizzatori per versi di valenza lirica che si fa serena ricerca e aspirazione
alla trascendenza al provvido divino manzoniano. Sono “scampoli “ di versi di
lenta musicalità e stilemi di raffinata eleganza. Il poeta lancia messaggi di
valenza morale, dotato di creatività non comune. Innalza un poema al viaggio e
al vento della precarietà che soffia sul deserto della precarietà del tempo che
ne cancella le impronte.»; U.
Perniola «...un inno alla vita,
un piccolo poema della speranza, che nasce da un’anima profondamente
inquisitiva che si confronta con le sue certezze e incertezze senza subire la
tentazione della negazione. Anche la morte non sfugge a questa regola; se mai
per assurdo potesse assurgere alla categoria dell’essere, lo potrebbe solo per
consolidare la vita; un bel messaggio nel tempo in cui sembra affermarsi
l’esatto contrario.»; G. Poli «...specchio
di un’urgenza interiore alla quale sembra non bastare la misura del verso… Vedo
l’io poetante come un moderno Odisseo, cui la terra non il mare fa da sfondo
alle peregrinazioni, il quale sente nel cuore il canto sommesso ma insistente
della nostalgia, cioè il desiderio del ritorno.»; R. Tommasi
«Significativamente orientato su Pascoli e Campana in sede di saggistica
universitaria (doppia laurea e specializzazioni, anche presso l’Ateneo di Aix en
Provence), B. è un acuto indagatore di quella mitologia intima che, alla base di
certa scrittura, determina le peculiarità di un linguaggio e l’essenza
dell’espressione poetica. È quanto si può rilevare in una silloge densa e
coraggiosa come Le radici, raccolta di testi che in qualche modo sfugge
in parte all’ordinamento di separate testualità per offrirsi in suggerimento di
impianto poematico. Presente anche in Antologie (tra cui ‘Poeti nel mondo’, B.
ha pubblicato il suo primo libro nel ’97: Trasparenze. Frammenti di memorie.
Lo scavante lavoro introspettivo, aperto a soluzioni che infine valicano
l’identità del privato, distingue lo sviluppo della poetica dell’autore, il
quale, nell’opera di recente uscita, Parole di Ombre, sembra preludere a
ulteriori soluzioni tematiche e contenutistiche senza tuttavia staccarsi
dall’autenticità delle sue genuine scelte liriche.».
Sulla raccolta “Il tempo dell’attesa” hanno scritto, tra gli
altri: G. Lauretano «La quarta pubblicazione
di B. manifesta l’impressione di una attenzione volta alle cose che sono
smarrite e non si ripresentano, di un travaglio naturale designato alla
sconfitta… B. affronta tutta la tradizione poetica, nel modo sinteticamente ed
esaurientemente tracciato da Andrea Brigliadori nell’introduzione, da Pascoli a
Leopardi, da Montale a Ungaretti a Campana, ma tutte le voci dei grandi poeti
amici vengono fuse nel crogiolo di un’espressione che tende all’altezza classica
e a fissare classicamente i propri sentimenti, lontano da ogni oscurità
ermetistica.»; M. Lenti «La vera vita di B.
è l’attesa di ciò che non c’è, non c’è più, anzi la vera vita è il tempo
dell’attesa che rende intrigante la sospensione. Attesa (assenza) di che cosa in
quei metri classici, piani, narrativi? Delle aspettative non verificatesi, delle
atmosfere lontane; degli incontri lontani e distanti dall’oggi; dei sussulti a
sé improponibili; dei paesaggi che, pur esistendo ancora, hanno la patina della
sofferenza non lo splendore della loro scoperta-rivelazione; delle lanterne
appese sul vuoto. Non è facile la poesia di B. perché è attraversata dalla prima
pagina all’ultima dallo sfinimento, insito nella larga fessura
dell’impossibilità di portare il vissuto nel canale della vita attuale. E poiché
ciò ci riguarda da vicino, ci attende al varco del compimento di un giorno, del
bilancio – anche non voluto – di gesti, relazioni e situazioni, di futuro
oscurato, quella impossibilità fruga tra le costole: può non chiederci ragione
del nostro essere ora e qui, ma certamente pesa nel corpo.»;
U. Perniola «Dopo Trasparenze. Frammenti
di memorie (1997), Le Radici (2000), Parole di ombre (2001),
una nuova silloge: Il tempo dell’attesa (2005). Uno sviluppo in progresso
a nostro avviso, e per il più maturo impatto esistenziale e per la pregnanza
della parola poetica la quale s’avvale prevalentemente dell’endecasillabo, vario
nel ritmo e per ciò stesso più armonioso… Non un narcisistico interrogarsi in un
insistito silenzio tra perenne ombrosità e consunzione, quello del B., – come si
sarebbe tentati a concludere – ma piuttosto un’irruzione dell’io sulle micidiali
negatività mondane di cui si ritrova ad assolvere – quanto coscientemente non
sappiamo – il ruolo che fu già del giudaico cireneo.»;
A.M. Tamburini «Le frequenze lessicali più alte, nella poesia di B.,
si attestano inequivocabilmente tra ombre e lontananze, soffuse di una
malinconia pervasiva e nostalgica, inguaribile, si direbbe, nonostante i
maestri, tra i quali la presenza del Pascoli, accanto a Montale Ungaretti e
anche Mario Luzi, così assidua, non è dominante – tuttavia – quanto quella di
Agostino Venanzio Reali».
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bbartoletti@gmail.com
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