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Noemi Ruth (Trieste), scrittrice, vive a Trieste. Ha pubblicato: L'isola delle Rondini (20002 [1998], teatro), Béla Ferenczy nella stagione delle zucche (1999, teatro), Monologo femminile della domenica (2002, teatro, in "Libera o Liberata"), Dieci e Mezzo (2002, narrativa), Amici per caso (2005, narrativa, in "Gatti Magici: Amicizie particolari"; premio "Bastet 2005"), Mezza Castità (2007, teatro), Tertium non datur (2009, commedia), La Scrittura (2009).

Sulla sua attività letteraria hanno scritto, tra gli altri: A. Giunti [Amici per caso] «Il lettore che apre l'antologia per la prima volta non ha dubbi: i racconti sembrano favole. Ma non è così. I protagonisti sono reali, le emozioni autobiografiche. Comun denominatore delle trentuno storie inedite è infatti l'amicizia commovente tra gatti di ogni razza e colore e altri animali: felini vecchi e zoppi, mici dispettosi e gattine innamorate che dividono la loro vita con coniglietti nani, tartarughe, furetti e gabbiani.»; C. Muscatello [L'Isola delle Rondini] «La vicenda assume alla fine i toni di un "intrigo internazionale", per svelare il quale la scena si sposta nell'isola di Corfù.»; L. Nanni [Mezza Castità] «Funzione del teatro è spesso la rappresentazione della quotidianità, banale o superficiale, tipica di certe mentalità borghesi: il pettegolezzo nasconde l'invidia e il senso di disagio, il vuoto interiore: non è facile mutare, proprio per la posizione di ciascun elemento. Nei due atti la Israel conduce abilmente il gioco delle parti e caratterizza i singoli personaggi con una serrata trama dialogica: dialoghi 'dal vivo' in cui sembra mancare la ricerca esistenziale. Profondità di significato che l'autrice riserva a chi sa leggere oltre le parole.»; A. Perini [Dieci e Mezzo] «Nel libro spicca la figura del "barone" della medicina Ligeti, ritratto in quattro racconti. Ligeti è un personaggio con un'accezione negativa e positiva al tempo stesso, una specie di "guascone" che dà una mano agli altri, che grazie alla sua arguzia risulta sempre vincitore, ma che non perde mai la propria identità di professore, di cui va molto fiero,e che rimane sul piedistallo.»; Quotidiano "Il Piccolo" [Dieci e Mezzo] «L'autrice utilizza con semplicità stili narrativi diversi, dal racconto divertente al dialogo teatrale, dal bozzetto all'articolo giornalistico. Ogni novella fotografa scorci di ordinaria vita relazionale: l'esame universitario, la riunione del circolo, un consulto medico, una visita di cortesia.»; Rivista "InCittà, Ts" [Dieci e Mezzo] «Una raccolta di dodici favolette morali, che evocano l'immediatezza di quelle di Esopo e mettono in risalto la profonda ricerca linguistica e l'enorme attenzione per le contaminazioni del dialetto triestino, che caratterizzano il gergo della popolazione tergestina di oggi. Di fatto, un libro che si inserisce in modo assolutamente meritevole di lode nel filone della letteratura triestina.»; M. Rondi [Béla Ferenczy] «La necessità di comunicare, ma anche la possibilità di trovare un terreno fertile per parlare, si rincorrono tra i personaggi del volume, in un tessuto letterario arricchito da pause, anagrammi, simboli ed armonie che ricorda Beckett, Wesker e Jonesco.»; P. Spirito [Béla Ferenczy] «Un testo che intesse storie e storia in una trama di sapore centroeuropeo, vuoi per i caratteri messi in scena, vuoi per quel girovagare intorno alle memorie in un'atmosfera da violini tzigani e ricordi di guerre lontane. Il volume sembra nato per essere portato sul palcoscenico, con i tre personaggi principali impegnati in un ironico dialogare ricco di echi e richiamo musicali e letterari.».

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