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A casa dell'artista
Livia Carta

 

Testi di Alessandra Pucci
Fotografie di Luccia Danesin

Nonostante la pioggia battente e il traffico intenso di un giorno feriale, il paesaggio dei Colli Berici è suggestivo come il paese di Arcugnano verso cui siamo dirette per incontrare Livia Carta, che lì vive ed opera dalla metà degli anni '70.

La sua casa, immersa tra i rami degli alberi spogli e i cespugli di sempreverdi, ci è sembrata apparire come per incanto dopo una serie di curve fiancheggiate da pendii scoscesi e da pochissime abitazioni quasi mimetizzate dal fitto della vegetazione: a primavera deve essere un trionfo di colori, luogo ideale per la conoscenza di sé e della natura.

L'Artista ci accoglie con affetto, non conosce Luccia Danesin ma il contatto è immediato, così ci troviamo immerse nell'atmosfera giusta per parlare, osservare, fotografare come si conviene tra persone che percorrono da sempre i sentieri dell'arte, e si riconoscono per affinità di pensieri e di esperienze. Per me in particolare, questo incontro con Livia è un recupero di memoria che ci ha viste giovanissime allieve del Maestro Saetti, all'Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni '60, e di una amicizia consolidata che si è mantenuta nel tempo nonostante le nostre vicende ci abbiano tenute spesso lontane e senza altro contatto che quello degli inviti alle rispettive mostre.

L'ambiente è accogliente e vissuto in ogni spazio, pronto a ricevere non solo adulti che s'interessano o operano nel mondo dell'arte, ma anche i vari nipotini che si ritrovano qui in casa di Livia e di suo marito Giuseppe Segato, come luogo ideale di tanti giuochi e di tante sollecitazioni che ne arricchiscono la crescita.

La prima foto è scattata a Livia sullo sfondo di una recente opera: è una tela di grande formato, dipinta ad olio, apparentemente astratta, ma ad un più attento sguardo, tra il continuo intreccio di filamenti di colori azzurrati, emerge il simbolo della quiete e dell'energia, che l'Artista ricrea in segni di luce. Il suo cammino pittorico ha subito varie trasformazioni, necessarie per scoprire poco a poco il senso del proprio operare e la crescita autentica della ricerca espressiva che oggi permette alla sua pittura una indubbia riconoscibilità nella tecnica e nella complessità dei messaggi legati alla filosofia, soprattutto orientale. Percorriamo spazi che conducono allo studio, con le opere dei precedenti periodi più figurative, spesso eseguite ad acquerello con maestria, per esprimere un mondo di sentimenti strettamente legati al mistero della vita che Livia ha indagato con paziente osservazione, attenzione e vivida immaginazione.

Nonostante i numerosi impegni familiari, di lavoro (ha insegnato per molti anni disegno e storia dell'arte nei licei scientifici di Padova e di Vicenza), è riuscita a mantenere la rotta del fare pittura come elemento portante per meglio intendere la realtà, fino al raggiungimento dell'attuale trasfigurazione, evidente nelle recenti opere di notevole impegno per contenuto, tecnica e capacità nell'affrontare le grandi dimensioni senza perdere la tensione rivelatrice dell’ ispirazione.

Lo studio è il cuore della casa grandi vetrate proiettano la visione fino al giardino attraverso lo spazio del soggiorno che raccoglie in modo armonioso il vissuto di una famiglia dedita alla realizzazione di tanti sogni e desideri condivisi, perché anche suo marito Giuseppe è un appassionato dell'arte e spesso espone le sue còlte sculture insieme alle opere di Livia, come è avvenuto nella Galleria Polidori di Spoleto, nel Luglio 2007, mostra che ebbi l'opportunità di visitare, ed occasione per rivedere la mia amica e di riscoprire la poesia nelle trame terrose dei suoi deserti o nei vortici blu-indaco di acque inquiete, e accanto le piccole preziose forme di Giuseppe ispirate ai miti classici del mondo greco.

L'artista Livia Carta e l'intervistatrice Alessandra Pucci.

Il tavolo da lavoro è cosparso di cartelle contenenti incisioni di recente produzione, tutte eseguite a puntasecca, tecnica incisoria che non ammette ripensamenti, adatta a chi, come Livia, vuole il prosieguo dell'idea immediata che non si trasforma in successione come avviene nelle altre complesse operazioni di acquaforte, acquatinta, ecc: il segno è deciso, indicativo della mente lucida e del desiderio d'imprimere sulla carta, nella secchezza del segno, la stessa forza e la stessa energia che permea le opere pittoriche.

Il nostro girare per le stanze è anche un viaggio nel tempo, perché solo nell'abitazione o nello studio dell'artista è possibile avere la visione del suo percorso, testimoniato da tutti i materiali accumulati e disposti in modo casuale, mai come elementi decorativi, ma come "frammenti di un discorso amoroso", presenti allo sguardo dell'autore che in tal modo si riconosce e riafferma il proprio cammino.

Nella stanza dove troneggia un caminetto con intorno panche ricoperte di cuscini e tappeti marocchini, c'è il tavolo polifunzionale, dove Livia realizza molte delle opere su carta e su tela , dopo vari passaggi con sabbia, colla, colori acrilici o ad olio, tutto un complesso di materiali utili alla creazione dei "deserti" sui quali ci affacciamo come per incanto attraverso il suo sguardo.

Due sono i punti di ricerca dell'Artista: il deserto e l'acqua. Prima la terra bruciata dal sole e corsa dal vento, poi l'acqua come fonte di ristoro e di vita.

Nel catalogo della mostra alla Galleria Agostiniana di Roma (Maggio 2008), la terra desertica e l'acqua, si sono contrapposte quasi a formare visivamente, l'unità e l'armonia del creato, in una sintesi pienamente raggiunta. Alcune frasi di poeti e filosofi scandiscono la pagina bianca e affermano ciò che il colore già esprime con grazia: pensieri tratti da Tertulliano, Plotino, I King, la Bibbia, e sue riflessioni che permettono di capire l'adesione di Livia alla disciplina yoga, e alla costante ricerca dell'armonia interiore attraverso la meditazione profonda.

Fulvia Strano scrive: "Perchè in Livia Carta la creazione diventa genesi, il mistero si fa epifania. Il segno non è agito per vie cognitive o intellettuali: è esso stesso forza creatrice, spinta energetica. Come se non fosse il braccio a muoversi sulla tela ma tutto il corpo, in un fluire armonico di natura ancestrale, femminina appunto."

E di corpo, mani ed energia Livia è portatrice, secondo modalità che oggi, pur nell'attualità della sua pittura, dobbiamo definire classiche, come classici sono i suoi referenti: Kandinskj e Pollok.

Nelle grandi tele come nelle carte dipinte, c'è il dinamismo di pennellate e gocciolamenti circolari, vortici di colore-energia che catturano lo sguardo proiettato oltre la dimensione dell'opera che appare infinita. Trovo interessanti le parole con cui Livia espone il senso della sua ricerca nel catalogo della mostra" L'acqua dopo il deserto",....."Il deserto mi ha sempre affascinata con la sua dimensione di vastità, di silenzio, di luogo in cui tutto può accadere, e in questi anni di lavoro nella pittura ma anche su me stessa ho capito che per entrare nel deserto è necessario far tacere tutte le tensioni che sono dentro di noi, dobbiamo noi stessi diventare vuoti, essere deserto."

Comodamente sedute intorno al tavolo, ascoltiamo i suoi racconti con particolare riferimento all'Africa, all'Oriente e ai contributi che queste culture hanno impresso alle sue scelte di vita d'artista, alla suggestione dei suoni, degli odori e dei colori, elementi che percepiamo essere presenti in lei, come inscindibili e irrinunciabili.c

Livia ci parla della prossima mostra personale che sarà inaugurata il 3 Marzo alla Galleria Cortina a Milano: è una nuova tappa importante dopo quelle di Roma e di Mantova nel 2008 che hanno avuto un ampio consenso di critica e di pubblico.

I progetti per il futuro sono già lì, tutto un discorso che si snoda con la naturalezza del gesto e della raccolta quotidiana dei segni per ricreare come una preghiera che sa di terra e di acqua, la trama e l'ordito dei significati segreti.

S'avvicina il momento dei saluti ma Livia desidera offrirci una colazione leggera prima di ripartire: con rapidità prepara ciotoline di salse, crostini, riso indiano e altre deliziose mousse che innaffiamo con ottimo vino rosso: raccontiamo e ascoltiamo mentre fuori dalla finestra un bel gatto soriano è in paziente attesa di ricevere la sua razione quotidiana, fuori dalla vista dei due cani, fedeli compagni di Livia e di Giuseppe.

La pioggia non accenna a diminuire, ma noi siamo felici come se ci fosse già il sole: arrivederci a molto presto, o così vogliamo sperare.


Note critiche:
Hanno scritto di lei: Alvaro Barbieri, Giuseppe Barbieri, Francois Bruzzo, Paola Casarotti, Maria Carolina Cola, Mario Gorini, Annalisa Lombardo, Talieno Manfini, Ester Martinelli; Salvatore Maugeri, Giuliano Menato, Loredana Olivato, Giampaolo Prandstraller, Lionello Puppi, Beatrice Rigon, Fernando Rigon, Paolo Rizzi, Mario Rizzoli, Marika Rossi, Giorgio Segato, Fulvia Strano, Virgilio Scapin, Cristina Trivellin, Francesca Memeo, Paola Cremonese, Andra Indini, Annamaria Polidori, Franca Calzavacca, Fernando Bandini, Marisa Vescovo.

La sua attività si sviluppa dal 1966, e da allora è presente nel panorama nazionale e internazionale. Ha tenuto mostre personali a Padova, Vicenza, Verona, Venezia, Rovereto, Recanati, Bassano, Bologna, Genova, Spoleto, Mantova, Roma. Ha tenuto mostre personali presso gli Assessorati alla Cultura di Vicenza, Bassano e Milano.

Ha partecipato a diverse mostre internazionali: Parigi, Washington, Barcellona, Firenze, Nizza, Strasburgo, Uthrecht, New York, Pechino. Sue opere sono in gallerie pubbliche e private.

E' socia dell'Istituto di Scienze Sociali Nicolò Rezzara dove ha tenuto corsi di Storia dell'Arte. E' membro dell'Ateneo Veneto in Venezia.

e-mail: liviacarta@virgilio.it

autore
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