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Musica e poesia nell’ex carcere delle Murate
in onore di Leopardi

L’incontro “Pensieri, musica e poesia” ha chiuso sabato 26 ottobre 2019 i giorni della mostra di pittura di Impero Nigiani “Il senso dell’Infinito”, inaugurata una settimana prima nella suggestiva cornice del Panottico dell’ex carcere fiorentino delle Murate. Nel resoconto di Literary - Occhio sull’autore del 28 ottobre – sono stati presentati i particolari della festa di inaugurazione.

La sera dell’incontro “Pensieri, musica e poesia”, dopo il saluto di Severino Saccardi direttore della Rivista Testimonianze, fra i promotori della mostra, ha preso la parola sul tema della serata, Gaspare Polizzi, storico e critico letterario, che ha riferito sul recente convegno nazionale tenuto a Recanati sulla lirica “L’Infinito” a duecento anni da quando Giacomo Leopardi la compose e ha commentato la ricerca pittorica di Impero Nigiani sulla vita e le composizioni del grande poeta.

Esterno dell'ex Carcere. Riuso per l'edilizia popolare.

È seguito il Reading poetico con la partecipazione di Mariella Bettarini, Rosalba de Filippis, Rosaria Lo Russo, Roberto Mosi, Luisa Puttini, Evaristo Seghetta Andreoli.

La serata è stata chiusa dal Concerto Poetico dedicato a Francesca Woodman, celebre fotografa statunitense, di Alfredo Allegri, con Martina Datura Lo Conte (voce recitante) e la musica di Agnes Focardi (arpa).

Severino Saccardi, direttore di “Testimonianze”

Gaspare Polizzi.

Rosaria Lo Russo.

Mariella Bettarini.

Luisa Puttini.

Roberto Mosi ha presentato, nell’ambito del Reading poetico due poesie dedicate al particolare luogo dell’incontro. La prima richiama il racconto mitico di Argo Panoptes, il gigante dai cento occhi inviato da Era a sorvegliare la bellissima ninfa Ilio per difenderla dalle insidie di Giove.

Roberto Mosi.
Spazio centrale del Panottico.

Argo Panoptes

Scorre il Tempo
del Gigante dai cento occhi,
Argo Panoptes, scolpito
nell’Ottagono delle Murate,
ognuno di noi sorvegliato
speciale nelle celle
senza sbarre alle finestre.

Penetra ora Il Tempo
della città nel carcere, nei cortili
nelle celle per sempre spalancate.
Il profumo della musica,
la voce dei giovani,
il fruscio delle pagine dei libri.
Penetra nelle volte
dell’Ottagono
danza sui vetri del lucernario
schermati di silenzio,
di nostalgia dell’infinito.

L’altra poesia, Cigli erbosi, richiama il fatto che ai margini dei luoghi dell’emarginazione, nasce spesso una ricca vegetazione con i caratteri di una forte biodiversità, una ricchezza di cui tenere conto, seguendo anche il pensiero dell’ecologista Gilles Clément e dello scrittore Richard Mabey, citati in esergo.

Evaristo Seghetta Andreaoli.

Concerto poetico: Datura, Lo Conte e Focardi.

Cigli erbosi

“Frammento indeciso del giardino planetario, il Terzo paesaggio è costituito dall’insieme dei luoghi abbandonati dall’uomo. Questi margini raccolgono una diversità biologica che non è a tutt’oggi rubricata come ricchezza.”

Gilles Clément, “Manifesto del Terzo paesaggio”, pag.11

“Quando intralciano i nostri piani o le nostre mappe ordinate del mondo, le piante diventano erbacce.”

Richard Mabey, “Elogio delle erbacce”, pag. 11

Al margine della città
i cigli erbosi della strada,
i bordi dei campi dove nasce
un’erba strana, senza nome,
l’aiuola dismessa, indecisa
sulla sua natura,
indefinita sul suo destino.

Zone libere
zone che sfuggono al nostro controllo,
meritano rispetto per la loro verginità
per la loro disposizione naturale
all’indecisione.

La diversità
trova rifugio su il ciglio della strada
l’orlo dei campi, un acquitrino
o un piccolo orto non più coltivato
un piazzale invaso da erbacce
il margine di una fabbrica.

Residui dove nascono cose nuove,
idee nuove, forze nuove. No.
Potrebbero nascere
ma non è detto che nascano.

Impero Nigiani, L'infinito.

Applausi finali e grande soddisfazione da parte dei presenti per aver partecipato in un luogo già di dolore e di espiazione, a una serata memorabile di arte e di poesia.

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